Il Rinascimento è il periodo artistico più studiato, più riprodotto e più amato della storia dell'arte occidentale. Da Masaccio a Leonardo, da Botticelli a Michelangelo, da Raffaello a Tiziano: i nomi e le opere del Rinascimento sono diventati simboli universali della bellezza e dell'intelligenza umana. Eppure il Rinascimento non fu solo un insieme di capolavori: fu una rivoluzione concettuale profonda nel modo di pensare l'uomo, il mondo e il ruolo dell'artista. Una rivoluzione che iniziò a Firenze nel primo Quattrocento, si completò a Roma e Venezia nel Cinquecento e cambiò per sempre la storia dell'arte mondiale.
Il termine Rinascimento — letteralmente “rinascita” — fu coniato dallo storico dell'arte Giorgio Vasari nel Cinquecento per descrivere il ritorno ai valori dell'antichità classica greco-romana dopo quello che egli considerava il “buio” del Medioevo. La parola sintetizza perfettamente la consapevolezza che gli artisti e gli intellettuali del Quattrocento avevano di stare partecipando a qualcosa di straordinario: una rinascita della civiltà.
Il fondamento filosofico del Rinascimento è l'Umanesimo: il movimento intellettuale che mise l'essere umano al centro dell'universo, sostituendo la prospettiva teologica medievale (dove tutto ruotava intorno a Dio) con una prospettiva antropocentrica (dove l'uomo è la misura di tutte le cose). Questa non era una negazione del divino, ma una sua reinterpretazione: l'uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, e la sua ragione, la sua bellezza e la sua creatività sono manifestazioni di quello stesso divino.
In pittura e in scultura questo si tradusse in una nuova attenzione alla figura umana: al corpo nella sua anatomia reale, alle espressioni dei volti, alle emozioni dei personaggi. I santi e le Madonne del Rinascimento hanno corpi reali e sguardi psicologicamente credibili, non le figure simboliche e bidimensionali dell'arte medievale.
La storia del Rinascimento non inizia nel 1400: ha radici più profonde. Giotto di Bondone (1267-1337) è il pittore che Vasari considerava il capostipite della tradizione pittorica rinascimentale, il primo ad “aprire la finestra” nella pittura medievale e a dipingere figure con una convincente tridimensionalità e una credibilità emotiva senza precedenti. I cicli di affreschi di Giotto ad Assisi e nella Cappella degli Scrovegni a Padova mostrano figure che si muovono nello spazio, che si toccano, che piangono e soffrono in modo riconoscibile. Era il seme da cui sarebbe germinato tutto il Rinascimento.
Il Rinascimento come movimento consapevole nascè a Firenze nei primi decenni del Quattrocento, in un momento di straordinaria concentrazione di talenti e idee. Tre figure furono fondamentali nella definizione del nuovo linguaggio artistico.
Filippo Brunelleschi (1377-1446) è l'architetto che inventò la prospettiva lineare codificandola in forma teorica e matematica. Brunelleschi dimostrò che era possibile rappresentare lo spazio tridimensionale su una superficie piatta attraverso linee convergenti verso un punto di fuga. Questa scoperta fu rivoluzionaria: per la prima volta la pittura poteva creare l'illusione convincente di uno spazio reale in cui i personaggi si muovono.
Leon Battista Alberti (1404-1472) teorizò in forma scritta le regole della prospettiva nel suo trattato De Pictura (1435-36), il primo manuale di pittura della storia moderna. Alberti definì anche le regole della composizione, delle proporzioni e del colore che avrebbero guidato la pittura rinascimentale per decenni.
Masaccio (1401-1428) fu il primo pittore a mettere in pratica sistematicamente la prospettiva lineare nella pittura. I suoi affreschi nella Cappella Brancacci a Firenze mostrano figure solide, volumetriche, illuminate da una fonte di luce coerente che crea ombre realistiche. La sua Trinità in Santa Maria Novella (1427-28) è la prima opera dipinta che usa la prospettiva in modo perfettamente convincente, creando l'illusione di una cappella reale dentro il muro piatto della chiesa. Masaccio morì a 27 anni ma la sua influenza fu enorme.
Donatello (1386-1466) fece per la scultura ciò che Masaccio fece per la pittura: restitui alla figura umana una tridimensionalità e una psicologia che l'arte medievale aveva perso. Il suo David in bronzo è la prima scultura a tutto tondo a figura nuda del periodo post-antico.
Nella seconda metà del Quattrocento, Firenze sotto i Medici divenne il centro intellettuale d'Europa. La corte di Lorenzo il Magnifico ospitava filosofi, poeti e artisti che elaborarono una visione del mondo che fondeva il pensiero cristiano con la filosofia platonica, creando il Neoplatonismo fiorentino.
Sandro Botticelli (1445-1510) è il pittore che meglio incarna questa stagione intellettuale. Le sue opere più celebri — La Primavera (1477-82) e La nascita di Venere (1484-86) — sono ricche di riferimenti al pensiero neoplatonico: la bellezza come manifestazione del divino, il mito come allegoria della verità spirituale, la grazia come qualità superiore dell'anima. Le figure di Botticelli hanno una qualità eterea, quasi senza peso, con linee di contorno che le rendono simili a miniature medievali ma inserite in un contesto spaziale rinascimentale.
Botticelli è anche un maestro del ritratto e della pittura religiosa. Le sue Madonne sono tra le più tenere e psicologicamente complesse del Quattrocento.
Leonardo da Vinci (1452-1519) è l'emblema dell'uomo universale rinascimentale: pittore, scultore, architetto, ingegnere, anatomista, botanico, musicista. La sua curiosità era totale e il suo approccio all'arte era quello di uno scienziato che investiga la natura per poi tradurre questa conoscenza in pittura.
Il suo contributo tecnico fondamentale alla pittura fu lo sfumato: una tecnica di transizione tonale gradualissima che elimina i contorni netti tra le figure e sfuma i passaggi da chiaro a scuro attraverso velature sottilissime di colore. Il risultato è una qualità atmosferica e psicologica unica: le figure di Leonardo sembrano emergere da un'atmosfera soft, come avvolte nell'aria, con un’espressione ambigua e sfuggente che non si lascia fissare.
Il secondo contributo è la prospettiva aerea: l'intuizione che l'aria frapposta tra l'occhio e i soggetti lontani ne altera il colore e la nitidezza, rendendoli più sfumati e tendenti al blu. Nei fondali della Gioconda e della Vergine delle Rocce si vede perfettamente questo principio: i monti in lontananza sono azzurrini e indistinti, mentre i soggetti in primo piano sono nitidi.
Opere fondamentali: La Vergine delle Rocce (1483-86), L'Ultima Cena (1495-98, affresco a tempera in Santa Maria delle Grazie, Milano), La Gioconda (1503-06, Louvre, Parigi). L'Ultima Cena è una delle composizioni più magistrali della storia dell'arte: la disposizione dei dodici apostoli in gruppi di tre, ognuno con una reazione diversa all'annuncio del tradimento, risolve il problema narrativo con una perfezione psicologica e compositiva irraggiungibile.
Michelangelo Buonarroti (1475-1564) è l'artista che i contemporanei chiamavano il Divino, e non senza ragione. La sua pittura, la sua scultura e la sua architettura hanno una potenza e una grandiosità che ancora oggi risultano sovrumane. Il concetto che definisce meglio il suo stile è quello di terribilità: una qualità di forza e grandiosità che si impone allo spettatore con una potenza quasi intimidatoria.
Per Michelangelo, il corpo umano era il mezzo supremo dell'espressione artistica. Ogni emozione, ogni stato spirituale, ogni tensione interiore si traduce in una postura corporea, in una torsione muscolare, in un gesto. Le sue figure hanno una plasicità scultorea anche quando sono dipinte: sembrano scolpite dalla materia, non create con il colore.
La Cappella Sistina (1508-12, Musei Vaticani, Roma) è la sua opera pittorica fondamentale: una volta di 500 metri quadrati affrescata praticamente da solo in quattro anni, che racconta le storie della Genesi con una grandiosità compositiva e una forza espressiva senza eguali. La Creazione di Adamo — la mano di Dio che sfiorano quella di Adamo e gli trasmette la vita — è l'immagine più replicata della storia dell'arte.
Il Giudizio Universale (1534-41), dipinto sulla parete d'altare della stessa cappella vent'anni dopo, mostra un Michelangelo ancora più tormentato e grandioso: centinaia di figure in moto vorticoso attorno al Cristo giudice, con un dinamismo che anticipa già il Barocco.
Raffaello Sanzio (1483-1520) è il pittore del Rinascimento che più di ogni altro incarna l'ideale di armonia, grazia e perfezione formale. Morto a soli 37 anni, lasciò un corpus di opere che i contemporanei consideravano la perfezione stessa dell'arte pittorica.
Dove Michelangelo travaglia e tensiona, Raffaello armonizza: le sue composizioni hanno un equilibrio quasi musicale, dove ogni elemento trova il suo posto naturale in relazione agli altri. Le sue Madonne sono tra le immagini di tenderness materna più riuscite di tutta la storia dell'arte. Il suo Matrimonio della Vergine, la Scuola di Atene e le altre Stanze Vaticane mostrano una padronanza dello spazio prospettico e della composizione figurativa che rimase un modello per secoli.
La Scuola di Atene (1509-11, Stanza della Segnatura, Vaticani) è forse la più perfetta sintesi del pensiero rinascimentale: una grande assemblea di filosofi e scienziati dell'antichità classica, rappresentati nell'atto del pensiero e del dibattito, inseriti in un'architettura prospettica maestosa che definisce lo spazio con geometrica perfezione.
Mentre Firenze e Roma sviluppavano il Rinascimento basato sulla forma, il disegno e la prospettiva, Venezia elaborò una tradizione alternativa dove il colore era lo strumento principale dell'espressione pittorica.
Giorgione (1477-1510) è la figura misteriosa che apre questa tradizione: pittore dalla vita brevissima (morì a meno di 35 anni) e dall'opera non completamente identificata, inventò quello che si chiama il “paesaggio tonale”: figure e paesaggi fusi in un'atmosfera cromatica unificata, con colori saturi e una qualità luminosa che trasmette emozioni più che narrare storie. La sua Tempesta è ancora oggi un'opera enigmatica: nessuno sa con certezza cosa significa, ma la sua atmosfera di attesa sospesa è straordinaria.
Tiziano Vecellio (1488-1576) è il pittore veneziano più influente e longevo: visse quasi un secolo e produsse opere fino all'ultimo, con una liberazione progressiva della pennellata che negli ultimi lavori diventa quasi gestuale. Tiziano fu pittore ufficiale di Carlo V, Filippo II di Spagna e di tutti i grandi committenti europei del Cinquecento. La sua rivoluzione fu trasformare il colore da attributo delle forme (come era ancora nel Rinascimento fiorentino) in strumento autonomo di espressione: nelle sue ultime opere il colore precede la forma, la pennellata costruisce il volume senza bisogno di disegno sottostante.
Il Rinascimento fu anche una rivoluzione tecnica nella pratica pittorica.
La prospettiva lineare: La codifica matematica di Brunelleschi e Alberti permise di rappresentare lo spazio tridimensionale con convincente fedeltà. La prospettiva non è solo una tecnica: è una visione del mondo, l'idea che l'occhio umano sia il centro da cui si misura lo spazio.
La pittura a olio: Introdotta in Italia dall'esempio dei pittori fiamminghi (in particolare Jan van Eyck), la pittura a olio sostituì progressivamente la tempera all'uovo come medium principale. L'olio permetteva velature più sottili, transizioni più morbide e una gamma cromatica più ricca. Tiziano fu il maestro che ne sfrutò le possibilità più a fondo.
Lo sfumato leonardesco: La tecnica di Leonardo di ammorbidire i contorni attraverso velature tonali gradualissime aprì una nuova dimensione psicologica nella pittura.
Lo studio anatomico: Gli artisti rinascimentali studiavano l'anatomia umana direttamente, alcuni (come Leonardo) praticando la dissezione dei cadaveri. Questa conoscenza diretta del corpo si traduce nella convincente fisicità delle figure rinascimentali.
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