Hai mai guardato un dipinto da molto vicino e scoperto che era composto da migliaia di puntini colorati? Poi ti sei allontanato e quei puntini si sono magicamente fusi in paesaggi, figure, luce? Stavi guardando un'opera puntinista. Il Pointillismo — detto anche Puntinismo, Neoimpressionismo o Cromo-luminarismo — è uno dei movimenti artistici più affascinanti e scientificamente fondati della storia dell'arte: una tecnica che non mescola i colori sulla tavolozza, ma lascia che questa mescolanza avvenga direttamente nell'occhio di chi guarda. Ed è anche uno dei movimenti più legati alla comprensione profonda del colore e ai materiali pittorici di qualità.
Per capire il Pointillismo bisogna capire le teorie scientifiche che lo generarono, perché fu uno dei rarissimi movimenti artistici della storia a nascere deliberatamente da una ricerca scientifica.
Nella prima metà dell'Ottocento, il chimico francese Michel Eugène Chevreul studiò la percezione del colore e teorizò il principio del contrasto simultaneo: ogni colore steso su una superficie genera attorno a sé un'aura del suo colore complementare. Quando due colori complementari (come il giallo e il viola, il rosso e il verde, il blu e l'arancione) vengono accostati, l'aura di uno rafforza l'altro, aumentando reciprocamente la luminosità e la vibrazione visiva. Chevreul disegnò il famoso cerchio cromatico che porta il suo nome, ancora oggi strumento fondamentale per chiunque lavori con il colore.
Qualche decennio dopo, il fisico americano Nicholas Ogden Rood aggiunse un'altra scoperta fondamentale: la giustapposizione di tinte primarie pure crea un colore più intenso, luminoso e visivamente vibrante di quanto si ottenga mescolando direttamente i pigmenti sulla tavolozza. La ragione è semplice: quando si mescolano i pigmenti si produce mescolanza sottrattiva (ogni pigmento assorbe parte della luce, il risultato è più scuro e meno luminoso); quando si accostano colori puri e l'occhio li fonde, si produce mescolanza additiva ottica (la luce riflessa si somma, il risultato è più luminoso).
Queste scoperte erano ancora circolanti nei circoli intellettuali parigini degli anni Ottanta dell'Ottocento quando un giovane pittore di nome Georges Seurat le lesse, le studiò sistematicamente e decise di costruirci sopra un intero metodo pittorico.
Georges Seurat (1859-1891) è il fondatore del Pointillismo, e lo spirito del suo approccio era più quello di uno scienziato che di un artista romantico. Dove gli Impressionisti dipingevano con pennellate rapide e istintive, guidati dall'emozione del momento, Seurat dipingeva lentamente, sistematicamente, in studio, dopo lunghi studi preparatori. Aveva adottato il clima positivista del suo tempo: la fiducia nella scienza come strumento di comprensione e miglioramento della realtà si traduceva in un'arte basata su leggi ottiche precise.
La tecnica che sviluppò era semplice nella sua idea di base e straordinariamente laboriosa nell'esecuzione: applicare sulla tela migliaia di piccoli punti o tocchi di colore puro, non mescolati, calcolando con cura quali colori accostare in modo che la loro fusione ottica nell'occhio dello spettatore producesse il tono voluto con la massima luminosità possibile. Non dipinge un cielo azzurro stendendo una mescolanza di bianco e blu: dipinge migliaia di puntini blu puri, gialli, bianchi, violetti, accostati in modo che l'occhio a distanza li fonda in un azzurro luminoso.
Il capolavoro che sintetizza questo metodo è Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte (1884-86, Art Institute of Chicago): una scena di vita parigina sulle rive della Senna, dipinta su una tela di oltre tre metri, interamente composta da milioni di minuscoli punti. Seurat ci lavorò per due anni, facendo innumerevoli studi preparatori a matita e a olio. Il risultato è una luce quasi immobile, cristallizzata, molto diversa dalla vibrazione istantanea degli Impressionisti.
Seurat stesso rifiutava il termine “puntinismo” — coniato spregievolmente dal critico Félix Fénéon nel 1886 — e preferiva chiamare la sua tecnica cromoluminarismo o divisionismo, termini che enfatizzavano la divisione del colore come principio scientifico piuttosto che la forma dei punti.
Seurat morì di meningite nel 1891, a soli 31 anni, lasciando un numero relativamente piccolo di opere ma di influenza enorme.
Paul Signac (1863-1935) fu il compagno di ricerca di Seurat e dopo la sua morte il principale teorico e divulgatore del Pointillismo. Signac non era vincolato al metodo di Seurat quanto al suo principio: la divisione del colore era il fondamento, ma la forma delle pennellate poteva variare. Le sue pennellate erano più larghe, più simili a quadratini o rettangoli che a puntini, e i suoi colori spesso più vibranti e brillanti di quelli di Seurat.
Nel 1899 pubblicò il trattato Da Eugène Delacroix al Neoimpressionismo, il documento teorico fondamentale del movimento, in cui ripercorreva la storia dell'uso del colore in pittura e argomentava la superiorità scientifica della divisione cromatica rispetto alla mescolanza tradizionale. Grazie all'opera di Signac, il Neoimpressionismo si diffuse in tutta Europa, influenzando artisti molto diversi tra loro: il giovane Henri Matisse, Vincent van Gogh nei suoi ultimi anni ad Arles, e il belga Théo van Rysselberghe.
Camille Pissarro, uno degli Impressionisti originali, sperimentò la tecnica puntinista tra il 1884 e il 1890 sotto l'influenza di Seurat, per poi abbandonarla perché la trovava troppo rigida e meccanica per la sua sensibilità pit torica.
I due termini sono spesso usati come sinonimi, ma tecnicamente indicano due esperienze parallele e parzialmente diverse.
Il Pointillismo (o Puntinismo) è la tecnica francese sviluppata da Seurat e Signac, caratterizzata dall'uso di piccoli punti di colore puro giustapposti, basata su principi scientifici rigorosi e applicata con grande precisione metodica. È figlio del Positivismo: la scienza al servizio dell'arte.
Il Divisionismo è la versione italiana del movimento, nata parallelamente e in modo sostanzialmente indipendente, che condivide il principio della divisione cromatica ma lo applica con maggiore libertà e con un'ispirazione più simbolista e letteraria. I divisionisti italiani non usavano puntini regolari ma filamenti allungati e sovrapposti, spesso irregolari, che si adattavano alla forma dei soggetti dipinti. L'impulso era più emotivo e simbolico che scientifico.
Il Divisionismo italiano nacque ufficialmente nel 1891, quando Giovanni Segantini espose Le due madri alla Triennale di Brera a Milano. Da quel momento il movimento si sviluppò principalmente nell'Italia settentrionale — Lombardia e Piemonte — con caratteristiche molto diverse dal Pointillismo francese.
Giovanni Segantini (1858-1899) è il più lirico dei divisionisti italiani. I suoi dipinti delle Alpi — paesaggi innevati, scene di vita contadina, cieli luminosi — hanno una qualità quasi mistica. Usava i filamenti di colore puro per catturare la luce delle montagne con una luminosità e una vibranza che il realismo tradizionale non riusciva a raggiungere.
Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) è il divisionista più socialmente impegnato. Il suo capolavoro, Il Quarto Stato (1898-1901), è uno dei dipinti di denuncia sociale più potenti di tutta la storia dell'arte italiana: una massa di lavoratori che avanza verso lo spettatore, dipinta con filamenti di colori complementari che creano una luce quasi abbacinante. La tecnica divisioni sta è usata qui non come esperimento scientifico ma come strumento espressivo per rendere la dignità e la forza collettiva della classe lavoratrice.
Gaetano Previati (1852-1920) fu il teorico del movimento, autore del trattato Principii scientifici del divisionismo (1906), e il divisionista più vicino al Simbolismo e alle suggestioni spirituali della fine del secolo.
Il Divisionismo italiano ebbe una conseguenza storica fondamentale: i giovani pittori che mossero i primi passi sotto la sua influenza — Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà — divennero poi i fondatori del Futurismo. La scomposizione del colore in segni dinamici fu la base tecnica da cui nacque la scomposizione futurista del movimento.
Per chiunque voglia sperimentare la tecnica puntinista, ci sono alcune cose fondamentali da sapere sui materiali e sul metodo.
Il colore: Il Pointillismo funziona solo con colori puri e ad alta saturazione. I pigmenti organici e inorganici di alta qualità sono essenziali: un puntino di colore povero e opaco non reagisce visivamente con i puntini vicini come farebbe un colore brillante e saturo. I colori acrilici di qualità artistica come quelli della linea Amsterdam di Royal Talens sono ideali per la tecnica puntinista grazie alla loro alta concentrazione di pigmento e alla vivacità cromatica. Anche i colori ad olio di alta qualità funzionano perfettamente, con il vantaggio che rimangono più a lungo lavorabili sulla tela.
La dimensione dei punti: I puntinisti usavano punti molto piccoli, dell'ordine di 2-5 millimetri, applicati con pennelli piccoli a punta rotonda. Seurat usava anche pennelli a spatola piatta per zone più ampie. I puntini devono essere piccoli abbastanza da fondersi otticamente a distanza, ma non così piccoli da richiedere una lente per essere visti.
La distanza di osservazione: La mescolanza ottica funziona solo a una certa distanza dall'opera. Da molto vicino si vedono i puntini separati; allontanandosi progressivamente, a un certo punto scatta la fusione e i colori si fondono. Questa distanza dipende dalle dimensioni dei punti e del dipinto.
I colori complementari: La regola fondamentale è accostare i colori complementari per massimizzare la luminosità. Sul cerchio cromatico i complementari sono: rosso-verde, giallo-viola, blu-arancione. Un’ombra blu su un soggetto arancione farà sembrare sia il blu più freddo che l'arancione più caldo.
La superficie: Una tela con grana media o fine è la più adatta per la tecnica puntinista: permette i punti piccoli e precisi senza che la grana del tessuto disturbi eccessivamente la regolarità della stesura.
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Il Pointillismo ha un'eredità che va ben al di là della storia dell'arte: il principio della mescolanza ottica di punti di colore puro è esattamente lo stesso principio su cui funzionano i monitor, le televisioni e le stampanti a colori. Un monitor è composto da milioni di pixel rossi, verdi e blu che si fondono otticamente per produrre qualsiasi colore. Seurat aveva intuitivamente scoperto quello stesso principio mezzo secolo prima dell'invenzione della televisione.
Il Pointillismo influenò direttamente anche il Fauvismo (Matisse partì da Signac), il Cubismo (attraverso l'interesse per la scomposizione percettiva), il Futurismo italiano (attraverso il Divisionismo) e più lontanamente tutte le forme di arte che lavorano con la percezione visiva e la scomposizione del colore.
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